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Cape Town e dintorni

Cape Town e dintorni

 

 

 

Sono arrivata dall’alto… che spettacolo! La Table Mountain di fronte a me e poi giù, a perdita d’occhio, casette, stradine, campi da calcio e… town ship. E’ duro l’ingresso in città… circondata da baracche all’interno di recinti in filo spinato di una crudeltà e durezza indefinibili.
A Cape Town ho trovato un ostello in centro e, la prima sera, ho mangiato in un localino molto simpatico, con un caminetto al centro… e allora ho aperto le danze con del pane fatto in casa caldo e ripieno di formaggio fuso, aglio ed erbette miste; alla griglia mi hanno preparato kudu, struzzo e springbok; il tutto accompagnato con rostì di patate e mais, zucca, spinaci al formaggio, spiedini di verdure miste grigliate, fagioli, ceci e lenticchie in insalata, vino rosso, torta al cioccolato calda con gelato di malva… Non commento… ero semplicemente in estasi. Ma quanto è bello assaggiare tutto???

Nei giorni successivi ho camminato ore e ore in città: sono andata in collina all’interno del Cape Peninsula National Park, nei dintorni della Table Mountain… che panorama! Poi sono andata a Llandudno, luogo graziosissimo, villaggio minuscolo incuneato tra verdi colline e una spiaggetta davvero coccola. Le case costruite sono splendide e proprio gli abitanti del paese hanno bloccato l’insediamento dei negozi per salvaguardare la propria tranquillità e l’aspetto privilegiato del posto.
Sono andata a Hout Bay, dove ho preso una barca e, tra onde altissime (avevo le formiche nello stomaco!) sono arrivata a Duiker Island… un’isola con centinaia di foche, una sopra l’altra, giocherellone e simpaticone che mi hanno messo così tanta allegria…
Ho preso una strada che, fiancheggiando l’Oceano, tra dune bianche, rocce e colline verdi, mi ha fatta passare per St. James, Kalk Bay, Fish Hoek e Simon’s Town (coloniale, quest’ultima)… e così sono giunta a Cape Point (e al suo faro) e a Cape of Good. Qui ho scattato le foto di rito davanti al cartello con le coordinate e… ad altre decine di turisti imbranati! Siamo scappati abbastanza velocemente, per la verità… troppi pullman stile “Alpitour” per i quali provo un’intrinseca allergia.

Mi sono poi fermati a vedere il Diaz Monument (1488) e al De Gama Monument (1497) e poi… via, ancora a Simon’s Town, accompagnata da uno splendido arcobaleno.

Per qualche notte mi sono fermata all’interno di una town ship a dormire, dove una signora mi ha ospitata trattandomi come una regina. La sua bimba, di sei anni, era un peperino da morire dal ridere… ha voluto pure ballare con me!
Abbiamo cucinato assieme, abbiamo lavato i piatti (ho imparato cosa significhi avere scarsità d’acqua…), abbiamo mangiato (inizialmente la signora non voleva mangiare con me… poi le ho fatto capire che senza di lei e la sua bimba non avrei toccato cibo e allora si sono sedute con me, ma con grande timidezza, quasi timore di esagerare nello starmi vicine… incredibile, triste, assurdo ai miei occhi…), all’interno di un ambiente umido, freddo, in cui ho compreso il motivo di tanta tosse da parte della maggior parte della gente della town ship. La mattina la signora Maria si svegliava presto e andava a raccogliere per me la frutta… quello che trovava era la mia colazione. Mi ha preparato anche uno yogurt al melograno da delirio! Non volevo essere trattata come un’ospite, eppure la signora mi ha davvero riempita di attenzioni come fossi stati la monarca in carica. Ero imbarazzata, giuro. Mi ha accompagnata ovunque… sapendo che io insegno mi ha portata all’asilo e alla scuola primaria interna al… recinto… non riesco ancora a pronunciare questa parola! Accidenti! Ancora recinti? Ancora fili spinati? Ancora pregiudizi, discriminazioni, razzismo???? E i bambini a scuola… con gli occhi sgranati di fronte ai bidoni neri stile pattumiera in cui bollivano fagioli disidratati e acqua. Il preside era molto orgoglioso di portarmi in giro nella scuola, mi ha spiegato che l’edificio è stato costruito sopra una discarica, che il prossimo obiettivo è realizzare un giardino ma le difficoltà sembrano insormontabili; per i più grandi si sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione  contro il razzismo e l’aids, mentre i nanetti di due e tre anni mi hanno cantato una canzoncina e recitato alcune poesie… che coccoli! Li avrei messi tutti in borsa e portati a casa con me, con quelle testoline ricce, gli occhi enormi e i loro sorrisi curiosi…
Credo che questa sia stata l’esperienza emotivamente più forte provata nel corso del viaggio… è vero, ho pianto di fronte alle balene, sono rimasta incantata davanti a panorami incredibili, ho assistito a stellate, tramonti, arcobaleni unici… ma i giorni trascorsi con Maria e la sua famiglia resteranno davvero indelebili. Provo rabbia, incapacità di rassegnazione, delusione… ma anche amore, tanto amore… mi si è aperto il cuore con queste persone, giuro. Ho lasciato molti soldi a Maria, mentre lei era in imbarazzo perché non li voleva… diceva che lei era felice così, non aveva bisogno di soldi: le ho chiesto di utilizzarli per la comunità, per acquistare, ad esempio, delle uniformi per la scuola dei bimbi o per procurare il cibo della mensa… a quel punto li ha accettati ma con gli occhi lucidi. Ecco… sentir dire da una persona in queste condizioni di essere felice e di non aver bisogno di soldi… quando noi del “primo mondo” abbiamo costruito una società imperniata sul Dio denaro e sul Dio consumismo… beh… a vergognarmi ero io, a sentirmi piccola ero io, a sentirmi mediocre ero io…

 

Cape Town e dintorni - 2008
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