Copertina Cape Town

Cape Town

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Tornata a Cape Town, ho deciso di visitarla il più possibile a piedi. Dallo stadio, mi sono avviata, così, nel cuore della città dove ho visitato il Golden Acre, il Grand Parade, la City Hall, il Castle of Good Hope, la Jesus Christ Church, il Parlamento, il Company’s Garden (con un pero, al centro, di 350 anni), la Biblioteca Nazionale del Sud Africa…
A pranzo ho mangiato spesso hamburger di struzzo spettacolari… credo che il McDonald’s o burger king non mi vedranno più dopo un paninazzo del genere… accompagnato da birra e verdure, alcune in salsa d’aglio e altre in salsa di mango e peperoncino.
Sono andata al mercato, ho passeggiato lungo la via pedonale The Mall, ho visitato la S. George’s Cathedral e sono tornata al porto per vederlo bene di giorno.

 

Speravo di riuscire a prenotare il trasporto per Robben Island ma le richieste sono troppe e risalgono a qualche settimana fa.
Una sera ho cenato nel famoso “Mama Africa”, allietata dalla musica di un gruppo straordinario (giuro, non era l’effetto del vino!) e dalla simpatia di una cameriera che imitava i vari animali presenti… nel menu! Mi sono scofanata degli spiedini di kudu, coccodrillo e springbok spettacolari, accompagnati da una focaccia di segale e uvetta con salsa alla senape e peperoncino piccantissima… un connubio perfetto; poi ho preso del coccodrillo alla griglia con riso pilaf e peperoni in salsa di arachidi… da endovena, giuro! E vino, vino, vino…

 

Un giorno sono risalita sulla Table Mountain visto che il cielo era più terso che mai: uno splendore il panorama, ma il percorso è stato tutt’altro che agevole… scendendo le gambe mi tremavano, ero fatta come un caco ma ne valeva decisamente la pena! Mi sono poi rifatta con abbuffata di hamburger di struzzo, in un localino che adoro… e dove credo di aver leccato la ciotola con le salse!

 

Sono stata al District Six Museum che ripercorre la storia dell’apartheid… molto toccante, con reperti che, giuro, spaccavano il cuore: cartelli di divieti per soli neri, segnali di parcheggi a pagamento per i neri e gratuiti per i bianchi, oggetti murati perché nascosti allo sciacallaggio  o per lasciare traccia della propria esistenza e identità, strappata brutalmente e violentemente da leggi razziali assurde.

 

Mi sono poi diretta verso Nord e, in particolare, alla “Table view” per vedere, appunto, la meravigliosa Table Mountain al tramonto, con la sua onnipresente nuvoletta sovrastante (chiamata qui “tovaglia”) e il cielo come sfondo… uno spettacolo!
Mi sono coccolata di fronte all’Oceano (a base della mia birra preferita qui, la Castle Dark Lebel) in una sorta di baretto gestito da un italiano che ha fatto i soldi… ha adibito pure una zona ai più piccoli, con tavolini, sedioline, piccoli mattarelli e pasta da pizza con cui giocare, tirare, farcire e pure cucinare!

 

Poi sono andata nella zona universitaria e qui ho scelto un localino in cui cenare dove, credo, non sia mai entrato nemmeno un turista… il cameriere, con capelli rasta e fisico mondiale, mi ha suggerito il menu e, così, accompagnata da un Pinotage e da uno Shiraz da urlo, ho pasteggiato con samosa ripiene di aragosta, falafel, filetto di springbok enorme servito con una salsina di carote e zucca da svenimento, riso pilaf, bobotie (piatto tipico sudafricano con carne, mandorle, latte e curry), meringata al limone senza meringhe (non ho ben capito la cosa ma… questa era la traduzione… in ogni caso, eccezionale!) e caffè servito direttamente dalla moka appoggiata sul tavolo.

 

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