Hoi An - Ponte giapponese

Vietnam – Da Hoi An a Huè

DA HOI AN A HUE’

Hoi An… meravigliosa… coccola… non sembra nemmeno parte del Vietnam per la pulizia e l’ordine che qui regnano e spiccano in maniera quasi imperante.
Ho noleggiato un motorino e ho girato i dintorni tra rovine antiche e le montagne di marmo. In questi giorni il caldo e l’afa mi stanno mettendo a dura prova, mi sono scottata le mani e il collo lungo la strada (lo so, sono un caso disperato carnagione parlando… ma avevo la protezione totale, ero stata brava stavolta!)

 

Il centro del paese è davvero un bijoux, con il suo ponte coperto giapponese, le sue casette originali, il lungofiume con le lanterne di carta, i mille negozietti. Partivo alle 5 di mattina per evitare turisti e confusione, circondata da persone del posto che iniziavano a sistemare la propria bottega, signore in bicicletta con il loro cappello di bambù a forma di cono, nonnine con la cesta sulle spalle pronte a vendere frutta e verdura. E musica, diffusa da altoparlanti lungo tutto il paese. Una mattina, una signora anziana si è messa su un angolo della strada con due grandi pentoloni e io ho fatto colazione da lei: una sorta di porridge con riso rosso, pesce affumicato e una strana verdura la cui consistenza mi dava l’idea dell’ananas e taaanto tè bollente preparato con acqua e foglie del suo giardino.

 

In una delle case antiche visitate, nel retro, una signora con le due figlie stavano preparando, a mano, degli splendidi banh bao (chiamati anche rose bianche, una sorta di ravioli di carne) e me ne hanno offerti un piattone. Davvero ottimi.

 

La sera sembra che il paese si vesta a festa. Negozietti aperti, musica, lanterne di carta appese ovunque, mercatino lungo il fiume e ristorantini con i tavolini all’aperto. Forse un po’ turistico ma molto scenografico, io l’ho trovata una piacevole parentesi rilassante fuori da traffico, caos e disordine. Ma poi… lo devo dire… il vero Vietnam mi è mancato velocemente.

E così, con il mio zainetto in spalla, ho deciso di partire per Danang. E come sempre… esci di qualche metro e… nessuno parla più inglese e non si capisce niente.
Circondata da tanti “No bus! No bus!”, ho camminato, giuro, sotto il sole cocente per almeno un’ora. Direzione Danang. Qualcuno mi tirerà su prima o poi, no? Finchè il miraggio: un autobus fermo. Corsa frenetica, due parole all’autista e… sììììììì… esiste un autobusssss, era proprio quello! In un’ora ho raggiunto la mia destinazione, pronta a ripartire subito in treno per Huè. Le ultime parole famose. Non c’erano più posti in treno. Da notare che gli orari erano scritti circa così: 7.00 a.m. – 6.30 p.m. – 1.30 p.m. Insomma, metterli in ordine di partenza nooooo???
Ho prenotato il primo treno in partenza per la mattina successiva. E la sera? Un signore incontrato fuori dalla stazione ferroviaria mi ha indicato un ostello. Sono andata a vedere ma… 22 dollari! Scherziamo verooooo??? E così, con la scusa di avvisare degli amici, mi sono fatta dare dall’ostello la password della loro wifi e, con quella, ho trovato e prenotato un ostello a 4 euro a stanza. Spudorata ma soddisfatta, ho ringraziato dicendo che, purtroppo, i miei amici avevano già prenotato anche per me un altro ostello… ma si può? A volte mi vergogno di me stessa, lo ammetto.
A Danang il tempo è volato… passeggiando, curiosando ma, soprattutto, mangiando! Diciamo che è una città, soprattutto nel mercato, che offre tantissime prelibatezze a prezzi bassissimi. Non scrivo cosa ho mangiato perché … sono davvero senza fondo.

 

La mattina della partenza, al momento di salire sul treno, ho goduto di un incontro pazzesco, di cui sono stata troppo contenta: tra le persone che scendevano dal treno ho visto Bruno, un signore conosciuto lo scorso anno a Sumatra e col quale avevo trascorso qualche giorno in mezzo alla foresta. Pensionato, ha deciso di vivere in un paese diverso ogni anno. Purtroppo il mio treno era subito in partenza, poche parole, tanti sorrisi, brevissimi scambi di nuovi indirizzi e la speranza di ritrovarsi presto in qualche altro paese. Però, come è strana la vita a volte.

Il paesaggio dal treno verso Huè è davvero suggestivo. Risaie, laghetti, mare, costa, palme, colline… e una persona tranquilla sopra al tetto del treno! Beh, tanto avrà fatto al massimo i 20 Km/h!!!

 

Anche Huè mi è piaciuta tantissimo. In motorino sono arrivata alle Tombe Imperiali, belle ma un po’ care rispetto allo standard di vita del paese. Tant’è, mi sono fatta un bel giro e ne è valsa la pena, nonostante l’afa che perdura e non accenna a mollare. Ma la Cittadella e il Recinto Imperiale di Huè sono davvero meravigliosi. Io ho fatto tutto a piedi, ma un’idea potrebbe essere quella di noleggiare una bicicletta, molto più comoda e veloce. Mentre ero all’interno della Cittadella si è scatenato un monsone da paura: acqua che, in 5 minuti, mi è arrivata alle caviglie, scorrendo tra sentieri e stradine come un fiume in piena. Le gocce d’acqua, appena toccavano l’asfalto, evaporavano, creando un fumetto a terra. Una strana immagine.

 

Vietnam 04 - Da Hoi An a Hué
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