Chandigarh Copertina 01

India – Chandigarh

Chandigarh

 
 
 

Famosa perché è stata la prima città indiana pianificata, per gli appassionati di architettura diventa meta imperdibile essendo stata progettata da Le Corbusier.


 

È una città enorme, suddivisa in settori apparentemente tutti uguali se osservati dalle enormi strade circostanti. È necessario entrare nei diversi “sector” per coglierne le differenti caratteristiche.  Ad un primo e superficiale sguardo, la città appare perfettamente ordinata, i tanti giardini e parchi pubblici, abitati da centinaia di scoiattolini dal manto a righe che corrono su prati all’inglese tra rose e bouganville, sembrano oasi felici se paragonati al solito caos indiano, le strade alberate a più corsie permettono un traffico decisamente meno caotico rispetto a quanto l’India ci sta abituando.

 

Sembra davvero che Le Corbusier abbia raggiunto il suo intento: realizzare una città a misura d’uomo. Ma poi si entra in qualche settore ed ecco riemergere l’India cui siamo abituati, quella caratterizzata da persone povere, da chioschetti e da baracche che fungono sia da abitazioni che da esercizi commerciali, da strade dissestate che diventano, dopo un pó di pioggia, spianate di fango e buche. Dove un edificio raccoglie al suo interno decine di esercenti, da chi aggiusta cellulari a chi vende pentole, riso e saponi in pochi metri quadri. Magari con una branda al suo interno perché, la sera, il tutto si trasforma in casa, con tv a catodo, radioline e luci al neon. Ho girato molto la città con gli autobus pubblici: costano pochissimo e sono molto frequenti.

 

Mi sono spostata facilmente dal Le Corbusier Center al Museo di Architettura a quello di Storia Naturale. Il primo gratuito, gli altri due accorpati in un unico biglietto di 10 rupie. Tutti musei molto interessanti ma, purtroppo, tenuti non con la sufficiente cura o, forse, non con le sufficienti risorse. E allora ci si trova facilmente di fronte a un progetto in cui si intravedono solo leggermente linee e colori, dove spesso la polvere e l’umidità hanno intaccato e deturpato arredi e carte geografiche, telegrammi originali e disegni. Un vero peccato perché la preziosità di tutto ciò è davvero grande.

 

Ho voluto vedere un modulo dell’Unitè de Habitation, apparentemente caserma o, comunque, residenza per le famiglie di militari, circondata da filo spinato e con tutti i punti di accesso presidiati. L’edificio, purtroppo, è degradato, comunque imponente,  in cemento armato… fa un pó riflettere l’idea di creare un’intera città replicando questa tipologia abitativa centinaia di volte, pur sottendendo un ideale, in parte, condivisibile, di dare le migliori condizioni a tutti ottimizzando gli spazi.

 

Spostandomi a piedi (e continuando a ripetermi quanto fossi fessa ad ogni chilometro percorso sotto un caldo cocente visto che il caro Le Corbusier ha ben pensato di fare le cose in grande!) sono arrivata al Capital Complex, sede della Corte Suprema e dell’Assemblea Legislativa. Avevo letto che, per accedervi, era necessario un permesso da richiedere mesi prima. Faccia tosta “alla mano”, mi sono diretta all’ufficio preposto nonostante non avessi inoltrato alcuna domanda e, ciliegina sulla torta, fosse domenica. Il “no” iniziale, di fronte ai miei… “Sono arrivata dall’Italia solo per questo…” si è piano piano trasformato in “ni”… finché un militare dal cuore tenero mi ha detto che avrei potuto entrare accompagnata da lui. Da non crederci! Mi ha fatto visitare tutto il possibile, mi ha persino accompagnata fin sul tetto per vedere meglio il panorama e mi ha lasciata emozionarmi davanti alla famosa scultura Open Hand.

 

Ho poi conosciuto un signore troppo gentile che lavora sotto l’ostello dove dormo. Devo avergli fatto particolarmente pena. Da due giorni tento di prenotare il treno per Shimla, ci tengo tantissimo ma sembra inutile qualsiasi sforzo: con internet non si riesce perché non ci sono i famosi tre giorni di anticipo per poter prenotare, in stazione o i computer sono fuori servizio oppure, quando riprendono vita, è domenica e le prenotazioni si fanno solo la mattina… insomma, tutto sembra remare contro questi biglietti. Il signore che, appunto, lavora sotto l’ostello mi ha detto che proverà lui personalmente a darmi una mano. Speriamo.  Nel frattempo la zona dell’ostello ha iniziato a piacermi sempre di più. Certo, molto povera, ma piena di gente che mi saluta, mi invita ad assaggiare cibi, ha prezzi bassissimi sia nei chioschetti in strada che nei negozietti presenti. Stasera ho deciso di mangiare cibo tibetano in una bancarella: ho speso ben 25 rupie, l’equivalente di 35 cent di euro. E mi sono saziata davvero, oltre che essermi piaciuto tutto…!

 

Domani riparto… a questo punto ancora non so quale sarà la futura meta, vedremo domani cosa tirerà fuori dal cilindro il signore buono.

 

India 03 - Chandigarh
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