India – Jaisalmer

Jaisalmer

 
 
 

Mi ha rapita la città.

Mi ha rapita il forte.

Mi ha rapita la gente.

È un luogo magico.

Ho trovato una camera all’interno del castello di sabbia che predomina il deserto circostante.

Sembra un miraggio.

Resto qualche ora sul tetto, tra cuscinoni, il mio diario su cui scrivere qualche riflessione, il panorama. Alle mie spalle le guglie dei templi giainisti. Ho contrattato 1 euro a notte.

 

Cammino. Volutamente mi perdo tra i vicoli tortuosi che si susseguono confusamente all’interno del forte. Non ho voglia di mappe e cartine. Desidero solo vivere il luogo con il cuore.

 

Bevo il miglior lassi (bevanda a base di yogurt) di tutta la mia vita. Il proprietario vuole vendermi il bhang, miscuglio di germogli e foglie di hashish, qui è legale. Rifiuto. Il mio bhang è questa cittadina, glielo dico, lui sorride. Capisce.

Assaggio mille altre specialità, per me è un divertimento soprattutto vedere il viso stupito delle persone nel momento in cui mi avvicino, sbircio nei pentoloni, assaggio, compro.

 

Incontro una ragazza, è bellissima. Mi regala una cavigliera.

 

Poco dopo un ragazzo mi mostra un micro-pitone appena uscito da un buco del muro della propria casa.

 

Cammino tra venditori di tappeti meravigliosi, statuine, bambole, murales.

 

Vado nel palazzo reale. È splendido. Mi fermo a scrivere qualche appunto, mi si avvicina un guardiano. Sorride, mi da la mano. Resta con me, guarda quello che scrivo. Apre un sacchettino, al suo interno ci sono delle bustine di sapone e di shampoo, mi fa capire che gliele hanno regalate dei turisti ma lui non sa come utilizzarle. Mimo la scena del farsi la doccia, come e dove usare i vari campioncini. Lui ride, ma poi mi mette il sacchettino nel mio zainetto. Me li vuole regalare a tutti i costi, sembra che non sappia che farsene. Gli indico delle signore sotto la finestra del palazzo, stanno trasportando mattoni e cemento sulla testa, cerco di fargli capire di regalarle a loro.

 

Entro in due haveli dai mille balconi sontuosamente traforati. Sembrano dei centrini lavorati all’uncinetto.

 

Curioso dentro ai templi giainisti: sono splendidi, in arenaria gialla che, con la luce del sole, sembrano d’oro. Sono ricchissimi di sculture, colonne decorate, statue.

 

Nel cortile di un tempio i sacerdoti macinano il legno di sandalo nei mortai, lo utilizzeranno poi nelle cerimonie sacre.

Un prete mi chiede una foto. Lui ed io, mentre suona la campana di ingresso del tempio.

 

Incontro un ragazzo, Lalu. Vuole imparare l’italiano e mi chiede di poter stare assieme. Lui mi mostra la città, io gli correggo l’italiano. Niente soldi. Solo un aiuto reciproco. Mi porta anche a casa sua, ha una figlia che vuole farmi conoscere e mi offre un ottimo chai. Trascorriamo insieme il resto della giornata. Andiamo al mercato, acquisto un camicione per me. Lui mi offre un lassi fantastico, é talmente denso che si mangia con il cucchiaio, è aromatizzato con lo zafferano. Ci sediamo in una cooperativa, per terra. Mi spiega e mi racconta la storia della città, amplia le mie conoscenze parlandomi di caste, religione, riti funebri. Lo aiuto a scrivere un testo in italiano. Andiamo in un ristorantino, mi offre la cena. Tra le pietanze, una magnifica salsa a base di frutta secca. E poi chapati, riso basmati al cumino, dhal. Passano le ore. Andiamo da sua moglie, una ragazza stupenda che, alla fine, mi dice “I love you”.

 

Vorrei non partire da qui. Continuo a rimandare la partenza. Il gestore della mia camera mi propone di fermarmi qui un mese: io gli insegno l’italiano, lui mi lascia stare qui gratuitamente.

Giuro che ci penso. Seriamente. Sento questo luogo dentro di me, mi ha conquistata. Ma forse sono troppo curiosa, avida di vedere, conoscere, sapere… mi rimetto in spalla lo zaino. Parto. Ma devo ricacciare in gola qualche lacrima.

 

India 10 - Jaisalmer
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