Copertina Slum 45 India

India – Slum, non solo nei libri e nei film

Slum, non solo nei libri e nei film

 

 

 

Slum, non solo nei libri e nei film. Purtroppo sono una realtà quanto mai presente, una realtà che fa male, una realtà che mi ha fatta piangere lacrime amare.
Non è semplice raccontare a parole cosa sia uno slum. Quanto sia difficile scontrarsi con un mondo che, spesso, si relega a mondi talmente lontani da noi da renderli quasi parte di fiabe irreali, come quella del gigante e del fagiolo magico o quella di una principessa svegliata dal bacio di un principe.
Invece è tutto vero. E, ahimè, non riesco a vedere lo spiraglio di un happy end.
Ho pianto. Ho pianto davanti a dei bambini. Non ho retto, seppure abbia stretto i denti, guardato in alto, deglutito… niente, quelle maledette lacrime continuavano a solcare le mie guance senza alcuna possibilità di controllo.
Ho letto tanti libri nella mia vita, Shantaram l’ho amato in modo indiscutibile. Ho visto il film The Milionarie. Parlavano di slum. Nel libro e nel film esistevano. Nella mia mente pure. Ma esserci dentro… no, questo è davvero un altro discorso.
Baracche fatte di lamiera e plastica, una sull’altra, senza alcun respiro, alcuno spazio tra loro. Un lusso. Perché centinaia di bimbi uscivano gattonando, nudi, sporchi ma con i loro occhietti neri curiosi, da teli di plastica fissati tra un muricciolo e il terreno. Lì sotto, per terra, molte famiglie dormono, cucinano… vivono. Circondati da montagne di immondizia, escrementi, topi, cani randagi, capre, mucche che mangiano anche sacchi di iuta. La puzza delle fogne accompagna l’odore di cibo, spesso fritto. Le condizioni igieniche sono disastrose. Fanno i propri bisogni ovunque, grandi e piccini. Nessuna richiesta di elemosina, quasi ci fosse una totale accettazione della propria condizione di vita senza speranza alcuna di miglioramento.
Ad un certo punto mi sono trovata tra una fila di cuccioli, usciti velocemente dalla propria baracca o da sotto qualche telo di plastica con, in mano, un piattino di metallo. Erano arrivate delle signore con un pentolone, davano un mestolo di riso ad ogni piccolo. Qui muoiono di fame. Un signore incontrato mi ha raccontato che, ogni mattina, trovano bimbi o anziani deceduti. Ho i brividi mentre lo scrivo.
E poi… poi donne che vendevano il pesce tra gatti affamati che, appena potevano, rubavano un pesciolino passando tra le ceste; macellai che vendevano polli in mezzo a un odore lancinante; ratti in mezzo ai sacchi di farina; chiazze rosse di sputi a terra; immondizia, tanta immondizia.
Ho visto due fratellini prendersi a sassate per mezzo biscotto.
Giuro, fatico a scrivere, a ripensare, a riportare alla memoria.
Non meno dura la realtà di chi lavora all’interno degli slum.
C’è chi cuce in stanze piccole, buie, caldissime, umide.
Chi essica i pappadam (cialde di farina di lenticchie) in casa, tra il letto e il focolare dell’unica stanza presente, creando un ambiente interno invivibile.
Conciatori, tra acqua, colori e stoffe, con i piedi colorati e sempre umidi.
C’è chi ricicla la plastica.
C’è chi smonta lavatrici, frigoriferi, condizionatori, computer, stampanti, suddividendone i pezzi.
C’è chi lavora in mezzo a pile di cartoni, togliendo graffette o rifilandoli.
Condizioni lavorative impossibili.
Eppure passavo, mi salutavano, mi chiamavano dentro ai loro laboratori-loculi sorridendomi e magari chiedendomi di scattare loro una fotografia. Mi sembrava di rubare loro la dignità, invece erano i primi a chiedermi picture, picture…
Slum. Una realtá pazzesca ma anche molto redditizia se si pensa che il solo riciclaggio dei rifiuti porta un guadagno di quasi 700 milioni di dollari all’anno, grazie a 7.000 persone che, in condizioni penose, lavorano su 600 tonnellate di plastica al giorno. Di questi lavoratori, ho incontrato soprattutto ragazzini, più o meno sui 14-15 anni.
Slum: non solo nei libri e nei film.
Non solo Shantaram, non solo The Millionaire.
Ho pianto. Non potrò mai dimenticare, non voglio dimenticare…
India 45 - Slum, non solo nei libri e nei film
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